venerdì 12 febbraio 2010

La macchina di Marco.

Non sapevo nulla.
Solo che era morto.
Ora, che ho parlato con gli occhi fissi negli occhi di suo padre, che mai si sono inumiditi, il dolore gli ha rubato anche l'ultima lacrima, sò.
Era un campione, Marco.
Ma un campione vero.
Giocava ad Hockey su sar ed era un talentuoso, un fuoriclasse.
Era corteggiato da molte altre squadre importanti, ma voleva rimanere nella sua Milano.
Giocava in una squadra famosa Marco, ed aveva partecipato ai Mondiali.
Osava colpi impossibili nelle sue condizioni, ma ci riusciva e segnava.
Benchè le sue braccia fossero esili come giunchi, devastate da una distrofia muscolare che lo possedeva dell'età di 4 anni, maneggiava la mazza con l'abilità di un giocoliere e la precisione di un orologiaio.
Ma il suo cuore lo ha tradito, è anch'esso un muscolo, ma non lo puoi comandare, su di lui non hai alcun potere.
Il 17 luglio, in una Milano bollente, ma in un pronto soccorso congelato per un'aria condizionata fuori controllo, Marco veniva dimesso, avvolto nell'unica coperta disponibile, dopo l'ennesima cardioversione.
Il 19 luglio Marco moriva a soli 33 anni, tradito da un cuore che non ha saputo stare al passo con la sua voglia di vivere, da un corpo che non ha potuto vincere l'ultima partita.
Non potrò guidare la sua macchina, i suoi adattamenti non vanno bene per me.
Ma stare seduta sul sedile di un guerriero, stringere le mani sul suo volante e sui suoi comandi, mi ha dato qualcosa, mi ha insegnato un brano di vita, mi ha indicato, ancora una volta, un frammento di strada.
E guardare gli occhi di suo padre, che stringendomi la mano vigorosamente, mi ha detto:" Non mollare. Mai.", mi hanno fatto vedere quante persone ci sono che lottano senza riposo ed eroicamente combattono, senza alcuna certezza.
Salvo quella che si deve morire.
Tutto ciò ridimensiona un poco la prospettiva del cammino.
E talvolta bisogna ricordarlo.
Grazie Marco, RIP.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

sì,il mondo è pieno di persone che,a modo loro,sono migliori di noi e da cui noi abbiamo tanto da imparare.Sono contenta che tu abbia avuto l'occasione di in contrarne una.un abbraccio cara Conni.

parolearia ha detto...

Commossa, ringrazio le tue parole che, come sempre, giungono dritte al cuore!!!

ALEPH ha detto...

Che triste sta cosa...non ho però capito se hai comprato la sua macchina, se sì, io penso che gli oggetti trattengano lo spirito di chi li ha posseduti

la signora in rosso ha detto...

Marco continua a vivere anche grazie al tuo post. Grazie carissima!

monteamaro ha detto...

"Drive my car."
Ci giungono inviti che non possiamo accettare, perchè se la voglia è tanta di onorarli, qualcosa che va oltre la nostra volontà, ce lo impedisce.
Restano l'invito,il rammarico, e il piacere di aver saputo di qualcuno che, improvvisamete, abbiamo sentito amico.
Il mio ciao a te cara Syl, e a Marco.

Buba ha detto...

commossa fina alle lacrime... non mi esce neanche una parola, se non infinito rispetto per quella gran voglia di vivere, tradita dalla vita stessa.... un abbraccio....

Donnachenina blog ha detto...

Ciao Syl, se gli occhi del padre di Marco non si sono bagnati...i miei invece sì...grazie per questo post, che mi aiuta a riportarmi in equilibrio, tenendo sempre ben presente quello che tu dici nelle ultime righe, che mi portano anche ad un'altra riflessione che era poi il leit motiv di Alessio "Non importa quanto a lungo si vive, quello che conta è il significato che diamo alla nostra vita..." e pensando a quello che ha fatto lui, e conoscendolo a fondo non c'è una contraddizione tra quello che dicceva e quello che ha fatto, perchè nel suo modo di pensare forse era giusto anche così! Difficile da accettare per me..., ma un genitore non è il padrone della vita di un figlio,l'amore deve sapere anche andare oltre.
Di nuovo una buona giornata e un bacione
Ciao Syl-vietta
Franca

Anonimo ha detto...

Carissima nipote, sinceramente era meglio non leggere queste Tue parole perchè le lacrime mi sono scse copiose e in ufficio proprio non era il caso, sopratutto quando devi vedere gente ed essere convincente per fargli acquistare uno straccio di casa. Mi dispiace tantissimo per tutto. Ti penso spesso e Ti sono vicina più che mai.A presto, la tua zia fiorentina.

Anonimo ha detto...

Cara figlia, ho letto, ho pianto. Condivido tutto ciò che scrivi e le emozioni che ti hanno riempito il cuore mentre ascoltavi ciò che quel padre con una incredibile sewmplicità e un immenso amore descriveva il coraggio e la voglia di vivere di Marco. Una storia così ti leva il fiato, ti stinge il cuore ma ti da tanto coraggio in più. tua madre

Anonimo ha detto...

Inutile dirti le sensazioni che ho provato nel leggerti.Io c'ero ,ero li con te quando con un po di fatica sei riuscita a sederti al volante della macchina di Marco.E' stato in quel momento che i miei occhi si sono riempiti di lagrime.Proprio quando ho visto il tuo bellissimo viso riempirsi di luce,con quelle braccia stese sul volante.Poi la storia di Marco raccontata dal Padre ha fatto il resto. Sono contanto di aver conosciuto il padre di Marco,è una bellissima persona e sarei felicissimo se la mia Guerriera sedesse al volante della vettura dove suo figlio a trascorso sicuramente momenti di felicita.Comunque grazie Marco e grazie anche a te Silvia mia per la felicita che mi dai tuo Padre